Tipologie d'intervento

Rimozione di coperture in cemento amianto

Consiste nel rimuovere, previo trattamento, le lastre dalla copertura e nel conferirle in discarica debitamente sigillate. Poiché tale copertura in Cemento Amianto può rilasciare fibre se viene abraso, segato, perforato, spazzolato o deteriorato, si deve prestare attenzione a salvaguardarne l’integrità in ogni fase di lavoro.

La rimozione è l’intervento più oneroso nell’immediato perché comporta la produzione di notevoli quantità di rifiuti e l’installazione di una nuova copertura, ma ha il vantaggio di sollevare dalla necessità di attuare un programma di controllo e manutenzione dei materiali contenti amianto in sede. Nel corso delle operazioni di rimozione di vecchie coperture, le fibre di amianto in superficie possono staccarsi facilmente e polveri contenenti amianto possono essere presenti sul solaio o nei punti di sovrapposizione e foratura/ancoraggio delle lastre. Si deve quindi intervenire con cautela nella manipolazione al fine di evitare rischi per operatori ed ambiente.

Il cantiere deve essere opportunamente recintato e fornito di specifica segnaletica riguardante la presenza di amianto. Il personale presente nel cantiere, estraneo  alle lavorazioni, viene  preventivamente informato e nel corso dei lavori è interdetto l’accesso alla zona lavori; ad ogni operatore sono forniti adeguati D.P.I. come da normativa CEE:

  • Una tuta intera, in Tyvek, (di tessuto atto a non trattenere le fibre),  con  cappuccio,  elastico
    ai polsi e alle caviglie;

  • Sovrascarpe in Tyvek;

  • Caschi protettivi;

  • Scarpe antinfortunistica;

  • Mezzi di protezione individuale delle vie respiratorie (mascherine FPP3).

Le lastre, prima di qualsiasi manipolazione, dovranno essere preventivamente trattate con prodotti incapsulanti, applicati con pompe airless, al fine di bloccare le fibre libere. Il prodotto utilizzato deve avere un colore ben visibile per permettere di riconoscere le zone della copertura già bagnate.

Dopo l’asciugatura del prodotto incapsulante ha inizio la fase dello smontaggio dei gruppi di fissaggio costituiti da viti, ganci o altro da compiersi con strumenti manuali o a batteria (anche provvisti di sistema aspirante delle polveri) senza mai impattare con violenza sulla superficie delle lastre. Una volta che le lastre sono libere, si provvede alla rimozione e la realizzazione del pallet per il conferimento in discarica. Se la copertura su cui si opera garantisce la tenuta, esso può essere realizzato in quota; diversamente le lastre devono essere calate a terra, a mano o con mezzi di sollevamento, per essere impilate sopra ad un ampio telo plastico sovrastante un pallet in legno e bagnate ancora con incapsulante ai lati della pila e sulla faccia in precedenza non trattata.

La sigillatura del telo plastico è garantita da nastro adesivo o film termoretraibili. Eventuali frammenti di lastra andranno posti in sacchetti tipo “big bag”.

Gli imballaggi prodotti andranno poi etichettati con indicante la presenza di amianto. I pallet così confezionati andranno temporaneamente alloggiati in un’area isolata e protetta del cantiere affinché non vengano danneggiati gli involucri.

Tutte le operazioni di rimozione del materiale contenente amianto sono eseguite  nel  rispetto della normativa generale in materia di sicurezza sul lavoro e di quella specifica (D. Lgs. 81/08), che disciplina l’attività di rimozione di materiali contenenti amianto.

Al termine dei lavori viene  rilasciata  tutta  la documentazione  attestante  l’avvenuto  smaltimento  del materiale rimosso in Impianto autorizzato.

Rimozione manufatti in cemento amianto

Sono frequenti e verosimilmente in aumento interventi su materiali contenenti amianto in matrice compatta diversi dalle lastre di eternit. In merito alla bonifica di canne fumarie e tubazioni site in ambienti confinati, si precisa che l’intervento dovrà essere effettuato con tecnica del glove bag, quando possibile (tratti di piccole dimensioni), o comunque all’interno di un confinamento statico e con procedura di restituzione finale (campionamenti in S.E.M).

Per confinamento statico si intende la rimozione di tutto quanto asportabile dal locale in cui deve essere effettuato l’intervento e il rivestimento con teli di polietilene delle parti e/o impianti fissi, porte e finestre, pavimenti.

Le modalità di rimozione e trattamento saranno quelle previste dal D.M. 06.09.1994 punto 7b per quanto attiene al trattamento incapsulante preliminare, movimentazione senza rotture, attrezzature manuali, imballaggio, pulizie ecc..

Rimozione manufatti in cemento amianto in Glove Bag

L’intervento di bonifica amianto cosiddetto “Glove Bag” è una particolare tecnica utilizzata dagli esperti del settore per rendere innocuo questo materiale, per preservare l’ambiente circostante e soprattutto per la sicurezza persone; questa metodologia è utilizzata soprattutto per l’amianto friabile ma anche in quei casi dove un manufatto in cemento amianto sia soggetto a rotture/sezionamento.

L’amianto friabile è uno dei più pericolosi per la salute dell’uomo: questo materiale infatti sprigiona nell’atmosfera delle piccole particelle proprio per via della sua facile sfaldabilità, le quali, se inalate, possono causare dei danni molto seri all’apparato respiratorio fino a comportare malattie gravi quali i tumori.

Alla luce di questo, dunque, non solo l’intervento di bonifica dell’amianto deve essere effettuato con massima precisione per scongiurare ogni rischio per la salute dell’uomo, ma è anche necessario che i lavoratori addetti all’operazione curino con massima attenzione la propria sicurezza utilizzando i migliori strumenti e le tecniche più efficaci; la tecnica Glove Bag prevede, infatti, che non vi sia nessun contatto diretto tra il materiale pericoloso ed il lavoratore. L’amianto friabile, c’è da dire, non va confuso con le strutture in amianto di grandi dimensioni, quali appunto l’eternit, molto adoperato per realizzare coperture di capannoni ed edifici di ogni genere, ma si trova bensì all’interno di tubazioni, caldaie, guarnizioni, serbatoi, ed anche, caso più raro, in alcuni elementi di edilizia.

Il Glove Bag è dunque un tipo di intervento di bonifica amianto che viene realizzato per lavori di piccole dimensioni, quali ad esempio la bonifica di un tubo o di qualsiasi altra singola componente in cui è presente questo materiale.

In sostanza, l’intero elemento da bonificare viene ricoperto da un involucro appositamente realizzato, nel quale sono integrati dei guanti che consentono all’operatore di maneggiare l’oggetto in questione per rimuovere l’amianto in piena sicurezza direttamente dall’esterno, evitando così ogni rischio per la sua salute e per quella di tutte le persone presenti nei dintorni. Sulla base dell’involucro, inoltre, è previsto un contenitore un cui l’operatore inserirà l’amianto rimosso, potendolo successivamente asportare in piena sicurezza e senza il rischio che possa esser disperso nell’aria.

Ciò non toglie, ovviamente, che l’operatore debba comunque indossare adeguate maschere ed ogni altro accessorio protettivo, dal momento che gli involucri, per quanto molto resistenti ed accuratamente testati, potrebbero comunque rompersi nel caso di interventi maldestri o di incidenti di qualsiasi tipo.

Il vantaggio principale dell’intervento di bonifica amianto Glove Bag è proprio nel fatto che operando su delle parti molto limitate dal punto di vista delle dimensioni, si possono contenere anche eventuali rischi dovuti ad errori operativi.

Sovracoperture di coperture in cemento amianto e confinamento

La tecnica del confinamento dell’amianto può essere adottata nel caso in cui si debbano bonificare delle strutture in amianto piuttosto ampie, quali ad esempio coperture di capannoni ed edifici di ogni genere o altre componenti edili.

Attraverso il confinamento si crea un rivestimento che ricopre fedelmente tutti gli elementi in amianto; il processo di sfaldatura del materiale dunque non si arresta, ma continua all’interno del rivestimento realizzato; è proprio grazie alla copertura realizzata che l’amianto viene reso innocuo, dunque è fondamentale operare nel massimo della precisione per scongiurare ogni possibile rischio.

La sovracopertura è l’equivalente di un intervento di confinamento che si realizza installando una nuova copertura sopra a quella in cemento amianto. È realizzabile previa valutazione dell’idoneità della struttura portante a sopportare un carico permanente aggiuntivo. Per attuare questa tecnica spesso si rendono necessarie operazioni di foratura dei materiali contenenti amianto per fissare le infrastrutture di sostegno della copertura aggiuntiva, e ciò determina liberazione di fibre di amianto.

Per realizzare una sopracopertura è consigliato l’uso di materiali con caratteristiche di leggerezza, infrangibilità, insonorizzazione, elevata durata nel tempo e dilatazione termica compatibile con il supporto in cemento amianto.

Gli operatori che intervengono devono essere muniti di idonei D.P.I. oltre che in possesso di idoneità sanitaria ed abilitazione.

Innanzitutto si deve provvedere al trattamento delle lastre con prodotto incapsulante ed alla bonifica delle gronde.

Tra le tipologie di materiali da sopracopertura in uso tra i più frequentemente usati troviamo la lamiera ed è costituito da lastre in lamiera zincata preverniciata o in alluminio che poggiano su listelli applicati alla copertura e fissati all’arcarecciatura sottostante affinché i carichi insistano sulla struttura portante. Questa deve per forza essere forata e rimane una intercapedine tra lastra e lamiera. Come nel caso dell’incapsulamento, permane nell’edificio del materiale contenente amianto e da ciò consegue la necessità di adottare e mantenere un piano ed un programma di controllo e manutenzione oltre alla verifica periodica della efficacia dell’incapsulamento operato. Anche la sopracopertura è un trattamento la cui efficacia ritentiva è limitata nel tempo.

Incapsulamento di coperture in cemento amianto

È un’ottima soluzione alternativa alla rimozione. Consiste nel trattare la superficie delle lastre con prodotti impregnanti o ricoprenti. I primi penetrano nel materiale legando tra loro fibre e matrice cementizia mentre i secondi formano una spessa membrana sulla superficie del manufatto. La tecnica mira ad inibire la possibilità di rilascio delle fibre comunque distaccatesi dal substrato o prodotte dal degrado o dal danneggiamento.

L’incapsulamento è possibile quando il materiali contenenti amianto non è deteriorato o danneggiato dall’acqua, è ben attaccato alla superficie sottostante ed ha spessore inferiore a 3,8 cm. La scelta del tipo di prodotto incapsulante dipende dalle caratteristiche del rivestimento da trattare ed è buona norma procedere a test di adesione del prodotto su porzioni significative del materiale da trattare. Per l’applicazione vanno utilizzate apparecchiature a spruzzo in assenza d’aria (airless) al fine di ridurre la liberazione di fibre dovuta all’impatto del prodotto sulla superficie. Va prevista la preventiva pulizia ad umido di polveri e muschi. Questo pretrattamento della superficie può generare anche una certa emissione di fibre, dovuta all’uso di attrezzature per getti in pressione. Da qui la necessità di ricorrere ad attrezzature particolari che evitano il rilascio di fibre garantendo inoltre il recupero e la filtrazione delle acque di lavaggio

Sistemi di rinforzo sono prevedibili e da prevedersi per superfici degradate, superfici con molti giunti o per una maggiore resistenza su zone soggette ad urto. Si opera con fibra di vetro non filata con distribuzione delle fibre sensibile a modellarsi sulla superficie per un’ottima adesione.

Gli operatori che intervengono devono essere muniti di idonei D.P.I. oltre che in possesso di idoneità sanitaria ed abilitazione.

I vantaggi dell’incapsulamento consistono nell’impiego di prodotti che fissano le fibre senza disturbare il materiale contenente amianto ed inoltre il metodo è veloce, semplice e relativamente poco costoso anche perché non comportante produzione di rifiuti tossici.

Lo svantaggio più significativo di questa tecnica è rappresentato dal permanere nell’edificio del materiale contaminato originario e dalla conseguente necessità di adottare e mantenere un piano ed un programma di controllo e manutenzione unitamente alla verifica periodica della efficacia dell’incapsulamento operato. Va altresì ricordato che il trattamento ha un’efficacia ritentiva limitata nel tempo.

Bonifica materiale in cemento amianto depositato a terra

Va ricordato che é vietato l’abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo e nel suolo e l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere nelle acque superficiali o sotterranee.

Per il recupero e lo smaltimento di lastre a terra è prevista la procedura agevolata di presentazione della sola notifica.

Quando non si tratti di lastre esplicitamente abbandonate (generalmente in campagna o lungo i cigli delle strade), è opportuno integrare la notifica con una dichiarazione del proprietario inerente le circostanze del ritrovamento o la presenza del materiale nella propria pertinenza corredata di fotografie.

Le lastre rinvenute a terra dovranno essere comunque trattate con prodotti incapsulanti e sigillate all’interno di appositi pallet per essere poi conferite alla discarica autorizzata.

Gli imballaggi prodotti andranno poi etichettati con indicante la presenza di amianto. I pallet così confezionati andranno temporaneamente alloggiati in un’area isolata e protetta del cantiere affinché non vengano danneggiati gli involucri.

Tutte le operazioni di rimozione del materiale contenente amianto sono eseguite  nel  rispetto della normativa generale in materia di sicurezza sul lavoro e di quella specifica (D. Lgs. 81/08), che disciplina l’attività di rimozione di materiali contenenti amianto.

Al termine dei lavori viene  rilasciata  tutta  la documentazione  attestante  l’avvenuto  smaltimento  del materiale rimosso in Impianto autorizzato.

Bonifica di fibre minerali

La Regione Lombardia ha adottato con decreto 13541 del 22 dicembre 2010 le “Linee Guida per la Bonifica di Manufatti in Posa Contenenti Fibre Vetrose Artificiali” finalizzate alla riduzione del rischio durante le attività di bonifica di manufatti già in posa e pertanto da considerarsi rifiuto in quanto destinati allo smaltimento. Le linee guida non prendono in considerazione le esposizioni legate alle fasi produttive delle fibre artificiali vetrose e alla posa dei manufatti che le contengono.

Il documento è rivolto alle imprese che effettuano interventi di bonifica di manufatti già in opera alla data di approvazione delle linee guida, nonché agli organi di controllo a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e della popolazione. Nel documento sono evidenziati i metodi e le procedure da seguire durante la rimozione, trattamento e bonifica delle diverse tipologie di FAV, caratterizzate da una specifica biopersistenza in funzione della composizione chimica (contenuto in ossidi alcalini/alcalino-terrosi) e del diametro geometrico medio ponderato rispetto alla lunghezza.

L’impresa che effettua la bonifica dei manufatti in posa adotterà le misure operative sulla base delle certificazioni analitiche delle fibre contenute nel manufatto oggetto di bonifica e rilasciate da laboratori accreditati. In alternativa alla certificazione analitica, l’impresa che effettua la bonifica potrà attestare ai fini della tutela della salute, la biosolubilità o la non pericolosità delle fibre contenute nel manufatto in posa ed oggetto di bonifica, anche sulla base di certificazioni di prodotto rilasciate da enti di certificazione, quali ad esempio EUCEB e RAL. La documentazione, relativa alle certificazioni, dovrà essere conservata in sede di cantiere ed esibita all’organo di vigilanza in caso di controlli.

Le operazioni di bonifica non comportano l’obbligo da parte dell’impresa esecutrice della presentazione alla ASL, territorialmente competente per il luogo della bonifica, del piano di lavoro (art. 256 D.Lvo 81/08); tuttavia l’impresa è tenuta ad effettuare la valutazione del rischio, secondo gli obblighi normativi o il Piano Operativo di Sicurezza (POS) in caso operi in un cantiere temporaneo mobile come definito ai sensi del Titolo IV del D.Lgs 81/08.